Prelude

Ricerca realizzata in collaborazione con Magazzini Fotografici e Museo Madre per il progetto “Studio di un’estetica in movimento”.

“La Bellezza e il diavolo sono la stessa cosa.”
Robert Mapplethorpe

La ricerca artistica prende il via da una riflessione sul concetto di Bellezza nell’arte.
Partendo dall’opera di Robert Mapplethorpe, in cui emerge una dualità espressiva caratterizzata dalla contrapposizione della brutalità del soggetto e la morbidezza quasi neoclassica della sua rappresentazione, la fotografa, andando ancora più a ritroso nel tempo, vi ritrova delle corrispondenze con la filosofia di Nietzsche. Ossia: il concetto di “Bellezza apollinea” individuata nell’armonia serena, nell’ordine e nella misura tende a sottacere una “Bellezza dionisiaca”, selvaggia e conturbante raffigurata come possessione e follia, che va oltre le apparenze.

In effetti il concetto di Estetica ha delle origini filosofiche assai lontane.
Il termine è correlato, tramite la sua etimologia, allo studio delle percezioni sensibili, dunque alla conoscenza ottenibile attraverso i sensi, opposta e complementare a quella ottenibile attraverso la mente.
Per l’estetica illuministica con Denis Diderot, il senso estetico e la bellezza divengono il frutto di un rapporto continuo tra l’oggetto artistico e la sensibilità individuale di chi lo percepisce. Un rapporto soggetto-oggetto che scardina i concetti di bellezza ideale.
L’idea del bello ha avuto nell’arco dei secoli svariate e contraddittorie declinazioni, soprattutto nella sua relazione con l’arte. Se fin dall’arte greca l’atto artistico veniva visto come tentativo di rappresentazione dell’idea del bello, Platone ne evidenzia l’incompletezza dovuta al suo vano tentativo di imitare la perfezione della natura.
Sulla base di queste riflessioni il punto di vista fotografico della serie “Prelude” oscilla in una dimensione immateriale, caduca, per cui l’unico modo in cui si può rappresentare la perfezione corporea è nella sua intangibilità.
La forma cede il passo ad un’idea lasciandocela immaginare in tutta la sua bellezza. L’assenza ne aumenta il desiderio.
Il rapporto tra il soggetto rappresentato e la sensibilità del fruitore libera ancor più le immagini da qualsiasi vincolo interpretativo e fa sì che i soggetti si carichino di desideri e paure, di forze e debolezze in base alla propria personale inclinazione.
Ogni immagine può diventare, nella penombra del velo che la avvolge, Paradiso e Inferno, Vita e Morte.

Il risultato della ricerca appare, nella sua forma finale, come una performance che traduce in immagini un’idea estetica di musica e di movimento.